Renna selvatica dal palco coperto di velluto, ferma tra cespugli bassi verdi e grigi illuminati da una luce radente.
Una renna selvatica con il palco ancora coperto di velluto, la pelle ricca di vasi sanguigni. Questa parte più esterna di solito cade tra fine estate e metà settembre, quando l'osso si indurisce: ad agosto, all'apertura della stagione di caccia, il palco è quindi ancora in velluto. Nelle renne lo portano maschi e femmine, caso unico tra i cervidi. I maschi adulti lo perdono in novembre o dicembre; le femmine lo tengono fino al parto, in primavera, e il loro è più sottile e più corto.
Antropologia

La caccia in Groenlandia: un solo colpo, un Mauser del 1940 e le radici di un popolo

Jukku, cacciatore di Nuuk, ha cominciato a dieci anni nel sud dell'isola; oggi caccia renne con un Mauser svedese del 1940 e ogni cattura è un momento importante da condividere con tutta la famiglia.

"Anche in una Nuuk moderna, con i supermercati e un aeroporto internazionale, la caccia resta il battito della nostra vita quotidiana. Si vede in cucina: la gente preferisce ancora il cibo locale fresco, vive nella pratica quotidiana di condividere con la famiglia e con i vicini..."

A parlare è Jukku, un inuit di cinquant’anni che ha scelto di vivere appena fuori Nuuk, la capitale della Groenlandia. L'ho incontrato lo scorso luglio durante un kaffemik, la più autentica e calda forma di ospitalità di questa terra. In queste occasioni (organizzate per festeggiare nascite, compleanni o momenti speciali) la porta di casa resta aperta a chiunque voglia entrare: la tavola imbandita di caffè, torte e piatti tradizionali diventa il cuore dell'evento. La parola stessa fonde il termine kaffe con un suffisso groenlandese che indica il "mezzo": ed è proprio così, un meraviglioso rituale collettivo che prende vita intorno a una tazza di caffè.

Mentre Jukku mi presentava i piatti della tradizione locale, la conversazione si è intrecciata quasi da sola con temi più profondi. Abbiamo toccato l'attualità di questi tempi incerti, per poi scivolare verso le sue origini e le radici antiche di un popolo millenario: quella custodia fragile e complessa di un'eredità che rischia di perdersi tra le generazioni. All'improvviso si è scusato ed è sparito per un paio di minuti, riapparendo con i palchi di alcune renne cacciate negli anni passati.

Vedere l'orgoglio sincero nei suoi occhi mentre maneggiava quei trofei è stato l'invito perfetto per spingermi a porgli qualche domanda.

Jukku, portami alla tua prima battuta caccia. Quanti anni avevi, e che cosa ricordi di quel giorno?

Io sono cresciuto nel sud della Groenlandia e ricordo che quando ero bambino uscivamo in barca solo per un motivo: la foca. Renne e buoi muschiati non c'erano, o almeno io non li ho mai visti nelle mie zone. I miei genitori non avevano una barca, ce l'aveva mio zio ed è stato con lui che ho partecipato alla mia prima battuta di caccia. Era ad inizio degli anni Ottanta, avevo circa dieci anni. Ricordo che da quella barca abbiamo sparato ad una ventina di uccelli, e io stavo lì in religioso silenzio a guardare ogni movimento, cercando di rubare ogni dettaglio per capire come si faceva. Una cosa l'ho capita subito, e non l'ho più dimenticata. Eravamo là fuori per un unico semplice motivo: avere qualcosa da mangiare. Per questo era bellissimo. Sapevi perché eri là e cosa dovevi fare.

La caccia alla renna è molto più recente. La mia prima renna l'ho cacciata nel 2019. Abbiamo camminato per sei chilometri e alla fine abbiamo abbattuto due renne. Il difficile è venuto dopo. Non sapevamo esattamente cosa fare e come tagliar l'animale. Abbiamo tolto le interiora, quello almeno lo sapevamo, e poi abbiamo portato le renne giù fino alla barca. È stata una giornata dura, una delle più dure, ma bellissima e da allora ho imparato.

Raccontami una caccia come la fai oggi: l'animale, la stagione, gli strumenti di cui ti fidi. Che cosa è cambiato da quando hai cominciato, e che cosa è rimasto identico per secoli?

La caccia di oggi comincia sempre dalla barca. Si esce, si arriva dove pensi che stiano le renne e si scende a terra. Lì inizia il cammino, ma a volte il gruppo è molto distante e devi camminare per ore. Cammini piano e guardi lontano, perché è vero che una renna si vede da lontano, ma soprattutto è lei che vede te: devi metterti controvento, così non ti sente. Quando è il momento, quando hai davanti quella giusta, aspetti di essere ad una buona distanza e spari un solo colpo. Poi viene il lavoro vero: tagli, togli le interiora, e torni indietro, trasportando l'animale fino alla barca. Finché non è caricata, la caccia non è finita.

La differenza più grande, rispetto a prima, è proprio la barca. Con una barca è più facile uscire e arrivare dove vivono gli animali. E chi ha una barca deve avere anche un fucile: le due cose vanno insieme. Il mio è un Mauser svedese del 1940, è molto più vecchio di me, ma funziona ancora benissimo: è un fucile a otturatore: si ricarica a mano dopo ogni colpo. Permette di sparare con facilità da lontano e di colpire entro pochi centimetri. Per me questo conta, perché vuol dire un colpo solo e pulito.

Quello che non è cambiato è la parte più dura. L'animale lo devi trasportare, proprio come facevano cent'anni fa. Nessuna barca e nessun fucile lo faranno mai al posto tuo. Non bisogna dimenticare anche tutto il lavoro dopo la caccia: impari a preparare la carne. Ognuno ha il suo modo, è una preferenza personale, dipende da come ti piace cucinare e mangiare la carne.

Com'è cambiata la natura? Ci sono rotte di cui non ti fidi più, o una stagione che non arriva quando dovrebbe?

La natura è di tutti, e tu devi lasciarla come se non fosse successo niente. Dell'animale lasci solo le interiora, così corvi e volpi possono mangiarle, e dopo pochi giorni non c'è più niente. Anche la pelle sparisce.

Le rotte ci sono, a volte cambiano ma grosso modo sono sempre quelle da millenni: le fanno le renne, e tu le devi seguire. Io le uso per capire dove andare: se vedi la rotta, sai da dove passeranno, ma non sai quando. A volte devi aspettare ore, altre volte l'animale è già passato e non passerà più.

La stagione di caccia va da agosto a ottobre. Hai cinque renne all'anno, e quelle le dividi con la famiglia.

Quanto bisogna conoscere un animale per cacciarlo? Che cosa ti dice di sé una renna, una foca o un narvalo prima che tu la prenda?

Sembra banale dirlo, ma prima di tutto devi sapere che animale hai davanti. Per gli animali di mare forse è ancora più complicato: ogni capo che abbatti va registrato, e devi dire esattamente di che specie si tratta. Io in mare non caccio e non so riconoscere le specie solo guardandole. Preferisco quindi non cimentarmi in quel tipo di caccia.

La renna la conosco meglio. Prima di sparare guardi bene il gruppo: quante sono, se ci sono piccoli, quale è l'esemplare giusto da prendere. Se ha un cucciolo, non spari. Se non sei sicuro, aspetti. "Pazienza" e "attesa" sono le parole d'ordine. Devi sempre stare attento al periodo, è fondamentale: se è ottobre e vai a caccia, non puoi uccidere gli animali più grossi, anche perché la loro carne in quel periodo puzza molto, ha un odore forte. Non so con precisione perché questo succeda, ma è così: credo che sia dovuto agli ormoni che rilasciano nel periodo degli amori

N.B. La regola di Jukku è anche legge: il governo groenlandese vieta di abbattere in quel mese i maschi in calore.

Fiori rosa su un pendio di sassi scuri; sullo sfondo uno specchio d'acqua controluce, colline lontane e una chiazza di neve.
Il niviarsiaq, «ragazza» in groenlandese, è il fiore nazionale della Groenlandia. Il nome scientifico è Chamaenerion latifolium: cresce su ghiaia e detriti bagnati dal disgelo, come un pendio sassoso. Gli inuit della Groenlandia ne mangiano le foglie crude, bollite nel grasso o in infuso, e i fiori crudi.

C'è un modo giusto e uno sbagliato di prendere un animale? Che cosa insegnavano gli anziani sul rispetto per ciò che si uccide?

Rispetta il tuo cibo. È la regola fondamentale da cui viene tutto il resto, e comincia prima del colpo: se non sei sicuro di colpire, non spari. Un colpo, un'uccisione: se spari male, l'animale paga per il tuo errore. Scegli l'animale con giudizio, e prendi solo quanto puoi portare a casa. Usa tutto quello che l'animale ti dà, la pelliccia e la carne. Questo ci hanno insegnato i nostri vecchi.

Qui a Nuuk ci sono supermercati, un nuovo aeroporto e una città moderna tutt'intorno, eppure si mangia ancora, tra le altre cose, quello che i cacciatori portano. Dove vive ancora la caccia nella vita quotidiana dei groenlandesi? E che cosa fraintendono più spesso gli stranieri?

Anche in una Nuuk moderna, con i supermercati e un aeroporto internazionale, la caccia resta il battito della vita quotidiana groenlandese. Si vede nella nostra cultura del cibo: la gente preferisce ancora il cibo groenlandese fresco, come renna, foca o pesce, a quello d'importazione. Vive nella pratica di condividere quotidianamente con la famiglia e con i vicini, al mercato locale, e nel modo in cui l'intera città sposta l'attenzione quando si apre la stagione di caccia e tutti vanno nel fiordo.

Quello che gli stranieri fraintendono più spesso è lo scopo stesso della caccia. La guardano con occhi occidentali, come sport, come caccia al trofeo o come minaccia per la fauna selvatica. In realtà è un prelievo sostenibile e molto regolamentato di cibo locale, radicato in un profondo rispetto per la natura. Usare barche e attrezzatura moderne non la rende meno tradizionale: ci permette soltanto di mantenere il nostro legame culturale con la terra in un mondo moderno.

Quando immagini la Groenlandia dei tuoi nipoti, che cosa speri che possano ancora fare di quello che fai tu oggi?

Spero che la vita qui resti semplice. Quello che funziona non andrebbe mai cambiato, e questo funziona da molto prima di me: uscire, prendere quello che serve, portarlo a casa e dividerlo con gli altri. Non chiedo altro per i miei nipoti. Che lo facciano a modo loro, con le loro barche e i loro fucili, ma per lo stesso motivo per cui l'ho fatto io. Vorrei rendere la loro vita molto più semplice, non cambiare quello che funziona. Cacciare e condividere.

Pochi capi all'anno, soltanto lo stretto necessario da condividere con la famiglia e con la comunità. Un unico colpo preciso, una vecchia carabina con ottant'anni di storia sulle spalle e una fatica immensa, consumata tra i rilievi di una delle terre più remote e spietate al mondo. Ciò che sopravvive al tempo è racchiuso in quel trofeo: le mani di un uomo che lo mostrano fiere a un ospite, e la speranza (condivisa in silenzio da entrambi) che questo fragile equilibrio possa rimanere così per sempre.

Piatto di terracotta visto dall’alto su assi grigie, con kaffemik groenlandese: pesce secco, salsiccia, gamberi, pane di segale e una tazzina.
Un piatto di cucina groenlandese servito durante un kaffemik: pesce secco, fette di salsiccia, gamberi, pane di segale con il burro e nella tazzina il mattak, carne di narvalo con uno strato di grasso. Per gli inuit è un'importante fonte di vitamina C.

Note importanti:

  • Nella Groenlandia occidentale, dove si trova Nuuk, vivono mandrie libere di caribù, la forma nordamericana della stessa specie. Nel fiordo di Nuuk si sono in parte mescolati con renne domestiche portate dalla Norvegia nel 1952.
  • Nel 2009 l'Unione europea ha vietato la vendita dei prodotti ricavati dalle foche. Fa eccezione la caccia tradizionale degli inuit e di altri popoli indigeni, quando serve per la loro sussistenza.
Filippo Salvioni

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Filippo Salvioni

Filippo Salvioni è guida e autore. Dal 2011 accompagna persone in Groenlandia, Islanda, Canada, Baja California, Alaska, etc. Scrive di ciò che questi luoghi insegnano: come funzionano, chi ci vive, che cosa fare per proteggerli.