C’è un luogo, nel cuore selvaggio della Baja California Sur, dove il deserto color ocra si tuffa nelle acque blu del Pacifico. Non ci sono strade asfaltate per arrivarci, né grandi resort a deturpare l'orizzonte. È la Laguna di San Ignacio, un ecosistema così prezioso da essere parte di una Riserva della Biosfera protetta. Qui, ogni inverno, si compie uno dei miracoli più antichi e commoventi della natura: le balene grigie (Eschrichtius robustus) tornano dopo un viaggio di migliaia di chilometri dall'Artico per accoppiarsi, partorire e crescere i loro piccoli in acque calde e sicure.

Ad accoglierci in questo remoto avamposto di conservazione c'è Alicia Calleros, biologa marina e guida naturalistica di base al campo di Kuyima. Con uno splendido sorriso e gli occhi fieri e svegli, Alicia ha lo sguardo rivolto verso l'orizzonte dell’oceano e del futuro, accompagnandoci in un viaggio per comprendere la delicata sinergia tra esseri umani e cetacei. Insieme a lei, il biologo Alejandro Vazquez ci aiuta a ricostruire la storia di una comunità che ha scelto di difendere la propria terra a ogni costo.

Quella che emerge è una storia di straordinaria empatia, ma anche un severo monito sulle sfide climatiche e antropiche che minacciano gli oceani di domani.

Veduta panoramica all'alba delle strutture a basso impatto ambientale del campo turistico sulle sponde della Laguna di San Ignacio.
Le prime luci del mattino illuminano le strutture leggere e a basso impatto ambientale del campo base, progettate per essere completamente smontabili. Questa architettura effimera è il simbolo della conservazione ambientale nella riserva della biosfera: qui l'imperativo è proteggere l'habitat naturale della balena grigia garantendo che la presenza umana lasci solo impronte sulla sabbia, in una netta presa di posizione contro il distruttivo turismo di massa.

Un incontro voluto dalla natura: l'ecoturismo a San Ignacio

Alicia, la Laguna di San Ignacio è famosa in tutto il mondo per gli incontri ravvicinati con le balene. Ma cosa rende questo luogo diverso da altre zone della Baja California, come Guerrero Negro o Bahía Magdalena?

Alicia Calleros: "Il valore di questo luogo per le balene è immenso. In primis, perché non è di facile accesso. Bahía Magdalena o Guerrero Negro sono vicine alle autostrade e ai centri turistici come Los Cabos o La Paz, e per questo sono molto affollate. Arrivare a San Ignacio richiede impegno, siamo lontani dalle strade e le piste qui sono accidentate. Di conseguenza, il turismo che arriva qui è estremamente mirato e rispettoso.

La differenza fondamentale, però, è nel comportamento. Nelle altre lagune si vede spesso l'imbarcazione che si avvicina o insegue l'animale. Qui a San Ignacio, le normative e il rispetto della comunità impongono una regola sacra: il capitano mantiene la distanza. È la balena che cerca l'imbarcazione. Se l'animale vuole avvicinarsi e interagire, beati noi. È un momento meraviglioso. E non è la barca a inseguire la balena, mai."

Spesso si discute sull'eticità di toccare le balene. È una pratica sostenibile?

Alicia: "Qui a San Ignacio, io ritengo di sì. Nelle altre lagune le dinamiche sono diverse e si rischia di passare dall'osservazione alla molestia. Qui diamo un'enorme importanza alle guide locali: prima di uscire in barca, facciamo un briefing per spiegare bene il comportamento da tenere e far capire che bisogna lasciare spazio all'animale.

Dal punto di vista biologico esiste sempre il rischio di trasmissione di patogeni, certo, ma finché l'interazione avviene nel rispetto delle distanze, con empatia e lasciando che sia la balena a decidere di condividere quel momento, non c'è nulla di male. Non le stiamo molestando né danneggiando."

Primo piano di Alicia Calleros, biologa marina e guida naturalistica, impegnata nello studio e nella protezione della balena grigia a San Ignacio.
La determinazione e la fiducia nel futuro si leggono nello sguardo attento di Alicia Calleros, biologa marina e guida naturalistica che dedica la sua vita allo studio e alla salvaguardia della balena grigia. Attraverso la divulgazione scientifica e il contatto umano, esperti come lei trasformano un semplice viaggio di osservazione delle balene in Messico in una potente lezione di consapevolezza ecologica e di rispetto profondo per la vulnerabile biodiversità dei nostri oceani.

L'ombra del cambiamento climatico: perché le balene diminuiscono

Negli ultimi anni, però, si è registrato un calo allarmante nel numero di balene. Cosa sta succedendo esattamente?

Alicia: "È vero. Negli anni passati il picco massimo si aggirava intorno ai 300 esemplari. L'anno scorso abbiamo toccato il minimo storico con soli 107 individui, e quest'anno siamo risaliti a 168. La tendenza è al ribasso. L'agenzia che studia questi fenomeni ha dichiarato un evento insolito di mortalità.

Abbiamo iniziato a vedere balene magrissime, esemplari spiaggiati e, lungo la rotta migratoria, molti aborti. Una balena sana deve essere rotonda; quando sulla schiena inizia a delinearsi una sorta di triangolo, o una depressione così profonda da mostrare la scapola, significa che è gravemente denutrita e questo non è mai un bel segno."

Qual è la causa di questa denutrizione?

Alicia: "Il problema non è qui in Messico, ma a nord, in Alaska e lungo la costa fino al British Columbia, a causa del riscaldamento globale. La balena grigia si alimenta sul fondale mangiando anfipodi, i quali a loro volta si nutrono di alghe. Normalmente, lo strato di ghiaccio fa morire le alghe in superficie, facendole precipitare sul fondo e nutrendo gli anfipodi. Senza il ghiaccio, le alghe restano in superficie, gli anfipodi diminuiscono drasticamente, e la balena non trova abbastanza cibo. Arrivano qui, dove l'acqua è sicura ma non c'è nutrimento, già denutrite. Ed è lì che non ce la fanno."

Questo lungo viaggio dal nord è solitario o si muovono in gruppo? E quali sono i pericoli peggiori che affrontano?

Alicia: "La balena grigia è una specie solitaria. Non forma grandi pod (branchi) come le orche o i delfini. Vediamo la madre viaggiare vicina al suo cucciolo per via del legame materno, ma per il resto viaggiano da sole.

I pericoli principali sono due. Il primo sono gli attacchi delle orche lungo la rotta: per loro, un cucciolo di balena grigia, ancora troppo piccolo e debole, è una preda facilissima.

Il secondo è proprio la malnutrizione legata al viaggio di ritorno. Una femmina perde circa un terzo del suo peso per allattare. Se era già magra all'andata, si ritrova a dover tornare a nord nuotando lentamente per stare al passo del cucciolo, consumando le pochissime energie rimaste."

Mappa dettagliata dell'itinerario migratorio delle balene grigie lungo la costa del Pacifico Nord. Mostra le zone di alimentazione nell'Artico e le lagune di riproduzione in Baja California, Messico, con inset illustrativi delle balene.
Questa carta illustra una delle migrazioni più lunghe tra i mammiferi: l'affascinante viaggio delle balene grigie. Ogni anno, questi cetacei percorrono migliaia di chilometri dagli abbondanti terreni di alimentazione nei mari di Bering e Chukchi, nell'Oceano Artico (visibili nell'inset in alto a sinistra), diretti verso le acque calde e calme del Messico. La destinazione finale, evidenziata lungo la costa del Pacifico, sono le lagune della Baja California, fondamentali per la loro riproduzione e il parto.

Comunità e convivenza: da luogo di caccia a patrimonio protetto

Per comprendere come la Laguna di San Ignacio sia diventata un faro globale per la conservazione, interviene il biologo Alejandro Vazquez, che ci riporta indietro nel tempo, a quando queste acque si tingevano di rosso, e ci spiega come la comunità locale abbia ribaltato il proprio destino.

Alejandro, come ha fatto questa comunità a trasformare un luogo di caccia in un santuario così rigoroso?

Alejandro Vazquez: "Negli anni '30 e '40 c'erano le baleniere e le balene venivano chiamate il pesce del diavolo perché si dice che attaccassero le barche, ma lo facevano solo per difendersi dalla mattanza. Il campo vicino al nostro si chiama ancora La Freidera (la friggitrice), perché lì venivano portate le balene per estrarre l'olio, che all'epoca illuminava persino la città di Londra.

Quando è stato deciso di proteggere la laguna, i pescatori locali, l'ejido, hanno chiesto: “E noi come sopravviviamo? Quali alternative ci date?”. È stata data loro l'opportunità di usare l'osservazione delle balene come mezzo di sussistenza. Oggi la comunità dipende economicamente da questa stagione. Proteggendo la balena grigia, si è creato un 'ombrello' di protezione per moltissime altre specie."

A questo proposito, come partecipa esattamente la comunità locale alla vita della laguna e dei campi? E come vivono questo incontro con i turisti di tutto il mondo?

Alicia: "Questa è una delle dinamiche più complesse e affascinanti. L'incontro tra la comunità locale, fatta storicamente di pescatori, e la dimensione turistica mette di fronte due realtà profondamente diverse. Spesso noi, come operatori, vogliamo coinvolgere il turista nella vera vita dell'ejido, ma c'è uno scontro di prospettive. Il turista che viene dalla città arriva con le sue lenti e magari giudica: "Questa comunità è sporca, perché vivono così? Gli manca questo e quello…"

E sicuramente alcuni punti sono veri, ma altri no, perché la gente che vive qui non ha gli stessi bisogni o le stesse visioni che abbiamo noi in un contesto urbano. Riuscire a creare un legame positivo, un'unione che non si basi sul pregiudizio o sull'evidenziare le mancanze, ma sul rispetto reciproco, è la sfida umana più grande che affrontiamo ogni stagione."

Piccola imbarcazione di turisti naviga placidamente verso l'area protetta per l'avvistamento etico delle balene grigie nella Laguna di San Ignacio.
Una tipica imbarcazione autorizzata si dirige a velocità controllata verso la zona consentita per l'avvistamento pacifico dei cetacei. Nelle acque protette della Laguna di San Ignacio, le rigide normative locali vietano severamente gli inseguimenti: i capitani si fermano a debita distanza, attendendo che siano le maestose balene grigie della Baja California a decidere di avvicinarsi spontaneamente, garantendo un'interazione etica e priva di stress per le madri e i loro cuccioli.

Il prezzo del successo: regole, limiti e pressioni economiche

Alejandro, c'è il timore che il numero di turisti diventi troppo grande per la comunità locale e per la laguna stessa?

Alejandro: "Il rischio c'è sempre, ma il punto è che qui la quantità di permessi è rigorosamente regolamentata. Non ci possono essere più di 30 imbarcazioni totali autorizzate a operare nella laguna per questa attività. E c'è di più: all'interno dell'area di osservazione vera e propria, il limite massimo stabilito è di 16 barche in contemporanea. Se io come campo decido di accogliere cinquanta persone in più in un giorno, devo ingegnarmi con i turni delle barche che ho a disposizione. Il limite è invalicabile."

Ok, ma ci sarà un interesse economico da parte di qualcuno per aumentare questi numeri?

Alejandro: "Certamente sì, le richieste ci sono. Ci sono diverse aziende e campi turistici che fanno pressione per avere un'attività più intensa, dicendo: 'Voglio più barche perché quelle che ho non mi bastano per coprire la domanda'. Noi stessi di Kuyima, che siamo nati proprio come un'impresa dell'ejido, oggi gestiamo circa il 33% delle imbarcazioni autorizzate.

Tuttavia, qui esiste una coalizione in cui tutti i campi, le cooperative di pescatori e i rappresentanti locali si siedono a un tavolo e stabiliscono i limiti. Anche se uno o due campi fanno pressione, la questione viene gestita sempre come un interesse comune, mai in base a quello che conviene al singolo. Guardiamo cosa succede nelle altre lagune che stanno crescendo a dismisura, vediamo le cattive pratiche e i problemi socio-economici, e capiamo che la nostra linea è quella giusta. A volte può sembrare una posizione anti-progressista – ad esempio la scelta della comunità di non asfaltare la strada per impedire l'arrivo del turismo di massa – ma è una precisa strategia per impedire lo sfruttamento massivo della balena.

Come sostiene il governo tutta questa attività della laguna?

Alejandro: "Quasi tutte le persone che lavorano qui fanno parte dell'ejido. Questa comunità gestisce diverse l'UMA (Unidades de Manejo Ambiental), ovvero l'Unità di Gestione Ambientale. Per la protezione di specifici poligoni – aree territoriali ben delimitate all'interno della laguna – si ricevono dal governo degli incentivi economici. Questi fondi vengono erogati proprio affinché vengano mantenuti intatti quei luoghi che sono fondamentali per la protezione e la riproduzione di diverse specie, animali e vegetali. Quindi sì, esiste un supporto statale legato direttamente alla conservazione dell'habitat."

Choppy, esperto capitano locale e membro della comunità di San Ignacio, guida un'imbarcazione per il whale watching sostenibile.
L'esperienza decennale e il profondo rispetto per il mare guidano le manovre di "Choppy", uno degli esperti barcaioli locali che conoscono ogni segreto di queste acque. Il coinvolgimento diretto della comunità locale dell'ejido è la vera chiave del successo di questo modello di sviluppo: trasformare gli antichi pescatori nei custodi più fieri del santuario marino permette di coniugare il sostentamento economico con la protezione assoluta e senza compromessi delle rotte migratorie.

Le guerre del sale e l'appello per il futuro: come proteggere la laguna

Proprio oggi celebrate i 20 anni della protezione di questo luogo. Cos'è successo due decenni fa che ha segnato un punto di non ritorno per la conservazione?

Alicia: "Oggi - 28 marzo 2026 - celebriamo la vittoria di quelle che divennero note come le Guerre del Sale. Una grande multinazionale voleva costruire qui una salina gigantesca, molto più grande di quella di Guerrero Negro. Si creò un'enorme coalizione per fermarli, perché la volontà era quella di proteggere le risorse. E l'ejido vinse. Da allora, abbiamo stabilito cosa è permesso e cosa no. Non si può modificare strutturalmente l'ambiente. Persino le nostre cabañas (piccole baite in legno) sono progettate per essere facilmente smontabili: le porti via, e il posto torna intatto come se non ci fosse mai stato nulla. Se fate un giro in barca qui, non troverete un solo sacchetto di plastica o un bicchiere che galleggia in acqua. La laguna è pulita."

Come possiamo noi e i viaggiatori di tutto il mondo ad aiutare la Laguna di San Ignacio e le sue balene?

Alicia: "La cosa migliore che possiate fare è continuare a venire. Anno dopo anno. Venire qui e sostenere un turismo che si basa sul rispetto, sull'empatia e sulle regole della comunità locale. Questo modello dà forza e potere a questo luogo.

Se volete fare di più, potete supportare le organizzazioni scientifiche locali, come il team del Dottor Steven Swartz, che con oltre ottomila balene catalogate possiede il database di foto-identificazione più grande al mondo.

La laguna sarà sempre un concentrato di biodiversità inimmaginabile, con o senza di noi. Ma il suo futuro dipende dalla sostenibilità della nostra presenza e dalla capacità della comunità di valorizzare le proprie radici.

Quindi, se qualcuno volesse fare qualcosa a livello economico, può sostenere queste organizzazioni e questi team di lavoro. Ma se non rientra nelle vostre possibilità, o semplicemente non volete farlo, non succede assolutamente nulla. Continuare a venire qui e promuovere la laguna mantenendo questo approccio empatico e rispettoso è in assoluto la cosa migliore che possiate fare per sostenere sia la specie che la nostra comunità."

Un mosaico artistico raffigurante una balena grigia all'ingresso del campo ecosostenibile in Baja California Sur.
Un vibrante mosaico accoglie i viaggiatori all'ingresso del campo, celebrando il legame viscerale e storico tra le persone del luogo e questi giganti del mare. Anche l'arte diventa così un manifesto visivo dell'impegno per la conservazione marina: ogni tassello sembra voler ricordare come la difesa della Laguna di San Ignacio sia il prezioso risultato di decenni di lotte ambientaliste per preservare questo rifugio sacro e mantenerlo intatto per le generazioni future.