"Anche la più forte delle aquile
non riuscirà a librarsi più in alto delle stelle."
Un antico detto Inuit. Un monito necessario sulla scala delle cose.
Era quasi la luna la Groenlandia: il silenzio aveva una frequenza bassa, impercettibile, e l'occhio non trovava appigli, solo bianco. Una distesa piatta, indifferente alla presenza umana.
Per un viaggiatore appassionato, è (ancora) un panorama sublime.
Per un turista distratto, poteva essere nient'altro che un deserto ostile.
Per un geologo e per qualche politico senza scrupoli, è solo una cassaforte formidabile la cui serratura si sta sciogliendo.
In Groenlandia ciò che appare come una terra desolata ai margini della civiltà è, in realtà, il futuro baricentro dell'economia globale.
Non serve guardare l'orizzonte. Bisogna guardare sotto i piedi.

La geografia della necessità e le terre rare
La crosta qui è un archivio geologico a cielo aperto. Ci troviamo sopra il cratone nordatlantico, una delle porzioni di crosta continentale più stabili e remote del pianeta. Qui affiorano rocce formate oltre 3.8 miliardi di anni fa: mentre la tettonica a placche fondeva e distruggeva il resto della superficie terrestre, questo scudo geologico è rimasto immobile. Una stasi millenaria che ha agito da trappola chimica, un'immobilità che ha permesso la cristallizzazione di una concentrazione anomala di elementi. Sono i materiali che impreziosiscono (e definiscono) la nostra epoca. Senza di essi, l'architettura tecnologica su cui basiamo la nostra attuale esistenza collasserebbe.
Secondo il Geological Survey of Denmark and Greenland (GEUS), queste montagne nascondono infatti i più grandi depositi non sfruttati di terre rare al mondo. Qualcosa di vitale per il sistema nervoso della nostra società digitale: neodimio, praseodimio, disprosio, terbio, oltre a grafite, nichel, cobalto, uranio...
Senza questi elementi, il nostro smartphone non vibrerebbe. Le auto elettriche non partirebbero. Le turbine eoliche non genererebbero energia.
Sebbene nessuna produzione commerciale è in corso e la realizzazione di miniere resta complessa, la geografia della Groenlandia non è più solo fatta di fiordi e granito, ma di conduttività e magnetismo.
Il giacimento di Kvanefjeld: epicentro globale delle terre rare
Il punto focale di questo interesse ha innanzitutto delle coordinate precise: il plateau di Kvanefjeld (Kuannersuit), situato nell'estremo sud dell'isola, a breve distanza dall'insediamento di Narsaq. Geograficamente, è un altopiano brullo, costantemente spazzato dai venti artici.
Concedetemi ora solo un breve excursus personale:
Quindici anni fa, iniziai proprio in questa regione la mia vita da guida. Camminare in questo territorio restituisce sempre una sensazione strana...
...e non è solo suggestione.
Il sottosuolo di Kvanefjeld ospita il complesso intrusivo di Ilímaussaq, una formazione unica che contiene oltre 1 miliardo di tonnellate di materie prime minerali. È uno dei depositi più significativi e conosciuti, un gigante minerario paralizzato da un dettaglio chimico: l'uranio. La legislazione del 2021 ne ha vietato l'estrazione, bloccando ogni attività a tempo indeterminato. Il giacimento c'è, ma non si può toccare: i permessi restano sulla carta e le trivelle ferme.
La questione geologica diventa così immediatamente geopolitica.
Attualmente, la Cina controlla oltre l'80% della raffinazione mondiale delle terre rare. L'Occidente dipende quasi interamente da Pechino per la sua transizione ecologica. Chi controlla la roccia groenlandese, dunque, non possiede solo una miniera, possiederà le chiavi della sovranità tecnologica dei prossimi secoli.
Oltre l'epicentro: la geografia diffusa
Sarebbe un errore pensare che tutto si riduca a un solo punto sulla mappa. La ricchezza mineraria della Groenlandia è un sistema complesso, non un'anomalia isolata.
Restando nel sud della Groenlandia, il giacimento noto come Tanbreez (Killavaat Alannguat) è un altro deposito di fondi minerari di importanza mondiale, caratterizzato da un’elevata percentuale di terre rare pesanti. Anche questo progetto è tuttora in fase di sviluppo e non ha ancora portato a estrazione commerciale, ma le sue risorse potenziali e la minore presenza di uranio lo rendono un obiettivo per investitori e governi interessati a diversificare l’approvvigionamento di questi materiali critici.
Spostando l'attenzione all'estremo nord, nella remota regione di Peary Land, il silenzio bianco copre uno dei più vasti depositi di zinco e piombo al mondo. Non sono metalli "nobili" come le terre rare, ma sono lo scheletro dell'industria pesante. Dalle terre rare del sud allo zinco del nord, la Groenlandia si rivela per ciò che è: una tavola periodica a cielo aperto.
Il paradosso del disgelo: logistica e nuove rotte artiche
L'attenzione ossessiva delle superpotenze — Stati Uniti, Cina e Unione Europea — verso queste aree non è casuale. È perfettamente sincronizzata con i ritmi del riscaldamento globale, il miglior alleato di chi vuole allungare le proprio mire sull'isola, ridisegnando la mappa fisica e operativa con una velocità che la cartografia tradizionale fatica a seguire.
Ciò che per millenni è rimasto inaccessibile, protetto da una coltre bianca spessa chilometri, ora emerge e diventa raggiungibile. Questo fenomeno innesca un doppio meccanismo:
- Accessibilità mineraria: i giacimenti un tempo coperti o logisticamente irraggiungibili diventano sfruttabili a costi industriali sostenibili.
- Nuove rotte commerciali: lo scioglimento dei ghiacci marini apre il Passaggio a Nord-Ovest e nuove rotte transpolari, abbattendo i tempi di percorrenza tra Asia, Europa e America.
È un processo brutale, dove la geografia fisica cede il passo alla geografia economica: mentre l'acqua dolce si riversa negli oceani, alterando gli equilibri globali, la terra rimasta nuda espone i suoi depositi strategici alla fame del mercato globale. Siamo di fronte al paradosso definitivo: per costruire le tecnologie "verdi" (auto elettriche, pale eoliche, ecc.) necessarie a fermare il riscaldamento globale, l'industria deve scavare proprio nei luoghi che il riscaldamento sta distruggendo.

Il futuro della Groenlandia: tra sfruttamento delle risorse e conservazione
Stare lì, in ascolto, significa percepire questa tensione. Sotto il sibilo del vento artico si sente il rumore di fondo di un mondo che ha fame di risorse. La Groenlandia detiene sotto di essa ciò di cui noi potremmo aver "bisogno" nel futuro.
La domanda su chi deve gestire queste risorse, credo che non sia neanche da considerare (i groenlandesi hanno un diritto sancito all'autodeterminazione). La domanda da porsi non è quanto siamo disposti a pagare per estrarre questi tesori; la vera domanda è se siamo in grado di abitare questo luogo senza distruggerne l'anima.
Come ci insegnano gli Inuit, l'aquila dovrebbe sapere che non può raggiungere le stelle e accettare il suo limite. Purtroppo, ha la presunzione di poterlo fare e confonde la potenza con l'onnipotenza. La vera conquista non è estrarre tutto ciò che si trova sotto il ghiaccio, ma accettare che alcune ricchezze, proprio come le stelle, devono restare irraggiungibili.
Greenland is for seals, not for sale!
Alcune fonti consultate:
- GEUS (Geological Survey of Denmark and Greenland): è l'ente di ricerca di riferimento per la geologia della Groenlandia.
- USGS (U.S. Geological Survey) – Mineral Commodity Summaries: l'agenzia scientifica del governo degli Stati Uniti pubblica annualmente i dati più affidabili al mondo sulla produzione e le riserve minerali globali.
- The Arctic Institute – Center for Circumpolar Security Studies: un think tank interdisciplinare che analizza le conseguenze del cambiamento climatico sulla sicurezza e sull'economia nell'Artico.
- European Commission – Critical Raw Materials Alliance: la documentazione ufficiale dell'UE che definisce le materie prime strategiche per l'economia europea.
