Cane di tipo husky seduto sulla neve, legato a una catena, davanti a cucce di legno tra i pini, Lapponia finlandese, 2024
Un canile con cani da slitta nella Lapponia finlandese, inverno 2024. Ogni cane ha la sua cuccia, con il nome scritto sopra. In Finlandia dal 2023 ogni cane deve essere microchippato e registrato, però, i cani da safari non sempre risultano registrati, ed è anche per questo che le autorità non ne conoscono il numero esatto.
Conservazione

Cani da slitta nel turismo: chi paga il conto dell'avventura

Nel 2018-2019 furono trovate molte irregolarità nelle strutture con cani da traino della Lapponia; ancora oggi un quadro da monitorare con molta attenzione.

In questi giorni diverse persone mi hanno inoltrato lo stesso articolo sul turismo con i cani da slitta, uscito su Internazionale il 3 ottobre con il titolo "Il prezzo dell'avventura artica" (qui il testo). L'ho letto con attenzione, anche perché la sua autrice, la giornalista e fotografa polacca Ilona Wiśniewska, ha appena pubblicato in Italia un libro piuttosto interessante, Bagliore. Viaggio al limite estremo della Groenlandia.

Mancano poche settimane ormai e poi lassù sarà inverno: ogni stagione porta più visitatori della precedente e l'offerta si amplia sempre più. L'aurora da fotografare, le renne da nutrire, i granchi reali da pescare e la slitta con i cani da guidare come un musher provetto: le foto e le descrizioni promettono sempre una bella brezza fresca sul viso mentre si sfreccia sulla neve e una muta felice che aspetta solo di partire.

Quel mondo lo conosco piuttosto bene, motivo per cui ho deciso di scrivere questo pezzo. Il mio primo contatto con i cani da slitta risale al lontano 2006, vent'anni fa ormai. Arrivai (in modo del tutto impreparato) nei primi giorni di un freddo gennaio nel nord della Svezia in compagnia di mio fratello, e fu in quell'occasione che provammo per la prima volta questa esperienza. Io, lui e un ragazzo locale grande appassionato: fu molto divertente e conservo ancora tra i ricordi diverse immagini di quell'esperienza spensierata. Da allora ho vissuto situazioni simili in Finlandia, in Norvegia, alle Svalbard e in Groenlandia. Lo chiarisco subito: non posso dire di aver mai assistito a casi di violenza o a situazioni particolarmente complicate (è anche vero che le condizioni delle strutture non sono quasi mai "idilliache"), ma soprattutto non sono un cinofilo e non ho le competenze per giudicare da solo come stia un cane. La mia esperienza diretta non fa statistica.

L'articolo di Wiśniewska raccoglie le voci di chi ha lavorato nelle strutture turistiche con cani da slitta in Lapponia e parla di cani picchiati, sfruttati e di controlli che mancano. Sono testimonianze che non ho modo di verificare, numeri che - neanche questi - fanno statistica, ma che in fondo non mi sorprendono: tutto il mondo è paese, mi verrebbe da dire.
Qui provo ad aggiungere qualche dato e un po' di contesto.

Cane giovane dal pelo chiaro affacciato all'ingresso di una cuccia di legno, con trucioli e neve, Lapponia finlandese, 2024
Un cane giovane all'ingresso della sua cuccia. Secondo SEY alcune cucce non hanno alcun isolamento, mentre d'inverno al nord si può arrivare a -30 o -40 gradi e le strutture più esposte sono quelle che ospitano cuccioli, femmine che allattano e cani dal pelo sottile.

Controlli sulle strutture con cani da slitta in Lapponia

In Norvegia il documento di riferimento è un rapporto di Mattilsynet, l'autorità che vigila anche sul benessere degli animali. Copre solo il 2018 e i primi mesi del 2019: gli ispettori visitarono 453 strutture di cani che vivono all'aperto, 323 delle quali con cani da traino (la categoria che comprende i cani da slitta); nel 25% di queste trovarono violazioni della legge sul benessere animale. Numeri alla mano, circa 80 strutture su 323. Nelle altre (con cani da caccia, da pastore e di altro tipo), la quota era molto più alta (54%), ma su un campione scelto in base al rischio. Il dato non dice quindi che i cani da slitta stiano peggio degli altri, e il rapporto non separa le strutture turistiche da quelle di chi alleva cani per le gare o semplice passione personale.

Quello citato è anche l'ultimo documento di riferimento: una consulente di Mattilsynet ha confermato che da allora non c'è stato un altro studio o altri dati aggiornati sui cani da slitta nel turismo.

La domanda è semplice: chi controlla i cani delle escursioni in slitta, e come si controllano animali di cui non si conosce il numero?

Maltrattamenti e sfruttamento: le testimonianze dalle strutture turistiche norvegesi

Nell'articolo di Internazionale, Magda (che ha lavorato in un resort vicino a Tromsø) racconta di animali picchiati anche davanti ai turisti e di più di cinquanta cani usati per le escursioni turistiche, cinque mesi di fila, sette giorni su sette. Un suo collega racconta di sedute forzate, soffocamenti e di autorità che hanno impiegato mesi ad agire nonostante le ripetute segnalazioni. Kamila, invece, racconta turni di lavoro di dieci ore con una sola pausa, contratti precari, straordinari non pagati e colleghi per lo più stranieri che non conoscevano le leggi norvegesi. Non ha visto picchiare i cani, ma ne ha visti gli effetti.

Quest'ultima è la testimonianza che sento più vicina. Sono assolutamente d'accordo quando dice che "la passione può trasformarsi ferocemente in un business", ma soprattutto che, se si vuole vendere l'uscita in slitta, questa deve costare di più ed essere meno di massa. Purtroppo però il modello che si sta imponendo sembra dire tutt'altro: i soldi in gioco sono tanti, la giornata è breve e bisogna far partecipare più gente possibile.

Oltre il confine il quadro non cambia. In Finlandia, l'associazione SEY (che si definisce la maggiore per la protezione degli animali) ha pubblicato alla fine di ottobre 2025 un rapporto sul settore: aziende senza registrazione, cuccioli nati senza controlli sanitari, autorità consapevoli ma con poche risorse.

In Svezia la contea di Norrbotten ha tolto ai proprietari poco più di trecento cani da slitta dal 2018. Lo ha riferito nel febbraio 2024 TV4, citando Anna Modig, responsabile dell'unità per la protezione degli animali.

I numeri nel turismo: stime, dati mancanti e chi ci perde

In tutta questa situazione che possiamo definire — senza alcuna possibilità di smentita — "non di certo immacolata", quello che forse ha più dell'incredibile è che non sembrano esserci fonti in grado di indicare il numero complessivo dei cani. Ebbene sì, nell'ordinato e perfetto Nord Europa manca il dato di base. Una stima del 2019, riportata dalla CNN, parlava di circa quattromila cani nel turismo della Lapponia finlandese. SEY parla di migliaia e dice che il numero reale è ignoto; un appello di raccolta fondi di un'altra associazione arriva a decine di migliaia... Un vero caos alla base di un altro caos.

Cane da slitta seduto sulla neve, legato con una cima rossa, altri cani e una slitta alle spalle, Lapponia finlandese, 2024
Un cane da slitta seduto al sole, con la muta alle spalle. È il momento che si vede nelle foto dei turisti. SEY sostiene che alcune aziende abbattano a fine stagione i cani non più idonei, e che pochissime hanno programmi di adozione seri.

Turismo con i cani da slitta: la mia posizione su regole e benessere animale

Quanto segue è la mia opinione, e lo dichiaro subito come tale.

So bene che il turismo, come lo conosciamo oggi, va gestito con attenzione: i problemi che ne derivano ormai sono molti, e questo caso non fa eccezione.

Quando si parla di sostenibilità, sono convinto che sia innanzitutto una questione individuale di etica e di valori personali, prima ancora che di riconoscimenti e certificazioni, seppur molto importanti. Quello che voglio fare del mio lavoro è viaggiare, vivere esperienze utili e formative per me e per i miei ospiti, ma soprattutto voglio (e qui l'imperativo è d'obbligo) rispettare questo pianeta in ogni sua forma, preservarlo e conservarlo per le generazioni future. Lo considero il grande compito della nostra epoca, dopo le brutture compiute nei decenni scorsi e che continuano ancora oggi.

Per questo dico: prima di tutto il benessere degli animali. Lavoriamo e continueremo a prestare attenzione affinché questo principio sia garantito e venga riconosciuto come il valore più importante alla base di ogni attività di sleddog da noi scelta. Allo stesso modo, sinceramente, credo che chiudere tutte queste attività non sia giusto e forse nemmeno realizzabile. Toglierebbe lavoro ed entrate agli operatori locali e, a quel punto, i cani verrebbero verosimilmente fatti morire. La veterinaria svedese che parla nell'articolo di Wiśniewska la pensa diversamente e vorrebbe vietarle. Io penso che servano regole chiare, standard di qualità elevati e controlli che si facciano davvero. Ci sono realtà locali ottime e all'avanguardia, le conosco personalmente e le frequento da anni in Norvegia, Finlandia e alle Svalbard. Servirà forse anche una riduzione dei numeri (o quantomeno un argine a questa continua crescita) e, come dice Kamila, l'esperienza costerà di più: la stagione dura pochi mesi, i cani vanno gestiti, mantenuti e nutriti tutto l'anno. Ho firmato la petizione di SEY (che chiede al ministero finlandese dell'Economia e dell'Occupazione che i cani da slitta siano tenuti solo in modo da garantirne il benessere) e sono felice di condividerla qui con voi.

Voglio che i cani e i lavoratori stiano bene e voglio che chi viaggia con me torni a casa contento ed emozionato. Se i due desideri entrano in conflitto, ha la priorità il primo, senza eccezioni.

Di un'uscita in slitta ci si ricorda quasi sempre la partenza e il silenzio ovattato: la muta che si tende, la neve che scorre, la bellezza della foresta e della taiga imbiancata. Tutto il resto non entra nelle fotografie e nei ricordi. Quel resto è mio compito gestirlo in qualità di organizzatore: si deve continuare a vigilare, con inchieste e reportage come quello di Wiśniewska. Io continuerò a leggerli, a citarli, a darne conto qui e soprattutto a monitorare le strutture e le attività scelte.

Filippo Salvioni

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Filippo Salvioni

Filippo Salvioni è guida e autore. Dal 2011 accompagna persone in Groenlandia, Islanda, Canada, Baja California, Alaska, etc. Scrive di ciò che questi luoghi insegnano: come funzionano, chi ci vive, che cosa fare per proteggerli.